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Lockdown sotto la superficie

Proviamo ad immaginare un'autostrada in un giorno qualsiasi, le auto ed i camion che sfrecciano, il rombo dei motori e le vibrazioni sull'asfalto. Proviamo poi ad immaginare la campagna ed i boschi intorno, abitati dagli animali che la natura vi ha destinato, spaventati da quel rumore e consapevoli grazie al loro istinto, che avvicinarsi a quell'anomalia significa il pericolo, la morte.

Proviamo a cancellare da quello scenario l'uomo con tutto quello che comporta. Improvvisamente gli animali del bosco si trovano spaesati, non capiscono, in quei luoghi un tempo rumorosi ora regna il silenzio, sono accessibili, non c'è più il pericolo. Pian piano si avvicinano ed in poco tempo ne prendono possesso, perché madre natura li ha programmati per vivere senza confini. Così è stato, il lockdown ha imposto all'uomo di rintanarsi nelle proprie dimore ed ha restituito agli animali il controllo delle proprie terre. Nel silenzio assordante delle strade e delle città deserte si sono sentiti i timidi passi di esemplari selvatici, da tutto il mondo sono arrivate immagini di alcune specie che fino a poco tempo prima diffidavano ad avvicinarsi agli insediamenti umani. Quelle immagini ci hanno riempito il cuore e moltissimi di noi hanno pensato che forse dovremmo rivedere il nostro rapporto con la natura. 

 

Questo è ciò che abbiamo potuto vedere sulle terre emerse, ma proviamo ad immaginare cosa può essere successo sotto la superficie del mare. All'improvviso le acque sono state abbandonate da gran parte dei mezzi che le solcavano, sono state lasciate nel silenzio assieme ai suoi abitanti. Le imbarcazioni da diporto, i traghetti, le grandi navi da crociera sono spariti dalla scena, cancellati come da un colpo di spugna, pochissime le barche abilitate ad andare per mare tra cui quelle per la pesca professionale con uscite contingentate. D'un tratto le autostrade del mare sono diventate deserte e anche sott'acqua regna un silenzio innaturale.

 

Ora rendiamoci invisibili perché è dall'11 di marzo che l'uomo è stato bandito dal mare e ci immergiamo calandoci dalla battigia. 

 

Nei primi centimetri d'acqua la risacca rimescola la superficie degli scogli sollevando i microrganismi ed alcuni piccoli cefali insieme ad un banco di salpe banchettano danzando al ritmo delle onde. Andiamo più avanti e quando la profondità aumenta fino a 3-4 metri incontriamo i saraghi reali ormai spariti dal sottocosta, ma che approfittando dell'anomala tranquillità si sono fatti coraggio ed hanno riconquistato il loro territorio naturale. Con i denti rompono la superficie delle rocce in cerca di piccoli crostacei.

Qualche metro più avanti una grossa spigola si muove lenta in cerca di una preda. È una grande femmina gravida che si è avvicinata alla costa per incontrarsi con i maschi e fecondare le uova. È stanca, ha bisogno di nutrirsi per riprendersi dal lungo viaggio prima dell'accoppiamento. La temperatura dell'acqua si è abbassata abbastanza e molte altre spigole arriveranno dopo di lei, grandi femmine e maschi più piccoli che si riuniranno in pochi metri d'acqua per dare vita a milioni di avannotti e quest'anno lo faranno con maggior tranquillità.

Continuando a camminare incontriamo un paio di grandi orate che mangiano le cozze su uno scoglio isolato tra posidonia e sabbia ed accanto a loro un trigone si solleva alzando una nuvola che per qualche secondo rende torbida l'acqua. Siamo arrivati dove finisce la posidonia ed inizia il fondale sabbioso, davanti a noi scorre senza fine un immenso banco di cefali, ma improvvisamente fuggono da tutte le parti, ecco che appaiono due grandi sagome scure: sono lecce in caccia, al vertice della catena alimentare del sottocosta. Camminando sul fondale sabbioso ogni tanto si alzano delle nuvolette di fango, sono le triglie che brucano in cerca di piccoli anellidi. 

 

Intanto è passato un mese e sui social imperversano immagini di verdesche filmate in pochi metri d'acqua, addirittura dentro i porti, ormai lande sicure perché da tempo silenziosi approdi, ma noi tutto questo lo sapremo dopo, perché siamo ancora sott'acqua invisibili. 

 

Un biologo canadese una volta scrisse “se il mare è sano ci sono gli squali”

Finalmente arriviamo nei pressi di una secca, dal fondo sabbioso si elevano grandi massi accatastati a casaccio l'uno sull'altro e lo spettacolo che ci si pone davanti agli occhi è meraviglioso. Centinaia di dentici nuotano lentamente in cerchio creando una sorta di vortice, sono i grandi maschi che stanno preparando il territorio in attesa delle femmine per la riproduzione. Sono andati in avanscoperta per trovare un luogo tranquillo in cui fecondare con lo sperma le uova espulse dalle femmine che arriveranno in un secondo tempo. In questo frangente i maschi diventano territoriali e particolarmente aggressivi, soprattutto con gli intrusi che potrebbero disturbare il momento atteso tutto l'anno: la riproduzione. Proprio per l'innata aggressività scatenata in questo particolare momento, diventano facili prede di alcuni pescatori che approfittano della situazione, spesso senza scrupoli. Quest'anno non è stato difficile per i dentici maschi trovare un posto tranquillo e la maggior parte di loro porteranno a termine la procreazione. Ci soffermiamo più del dovuto ad ammirare questo meraviglioso carosello di pesci, perché difficilmente avremo ancora questa possibilità. 

 

Iniziamo a fluttuare verso il mare aperto ed il primo incontro che facciamo è con un piccolo squalo mako. Questo pelagico a volte presente nel Mediterraneo non ha l'ardire, come la verdesca, di avvicinarsi alla costa, è un migratore senza mezze misure e nonostante la tranquillità del momento preferisce rimanere in acque più profonde. Sono giorni che si è accodato indisturbato ad un immenso banco di sardine e di tanto in tanto approfitta della situazione per un facile pasto. Ma per le sardine la vita non è facile ed ecco che arriva un manipolo di tonni che gli si getta in mezzo creando lo scompiglio e ingollando a bocca aperta decine di piccoli pesci ognuno. I tonni sono appena arrivati da una lunga migrazione e sono affamati, quest'anno a Gibilterra e nel golfo della Sirte non hanno trovato le camere della morte e sono giunti sani e salvi lungo le coste italiane. Hanno accerchiato il banco e continueranno a mangiare finché non avranno la pancia piena.

 

Il piccolo mako nel frattempo approfitta della situazione e partecipa anche lui al banchetto, nonostante le dimensioni dei tonni siano superiori alla sua, nel suo DNA non c'è traccia di timore, è uno squalo tra i più aggressivi ed è stato concepito per non avere paura. Attratte dai segni di una mangianza in atto sulla superficie dell'acqua uno stormo di berte si butta a capofitto per condividere il banchetto. Questi uccelli hanno appena nidificato sull'isola di Montecristo ed ogni mattina compiono decine di miglia per nutrirsi e per cercare cibo da portare ai piccoli nei nidi. Dopo qualche minuto è tutto finito, il banco di sardine è sopravvissuto, anche se con numerose perdite e continua il suo peregrinare in mare aperto: il mako le segue a debita distanza.

 

Tornando verso costa c'imbattiamo in due grandi aguglie imperiali che nuotano lentamente fendendo la superficie dell'acqua con la pinna dorsale. Generalmente le loro rotte di migrazione sono più a largo, ma quest'anno, approfittando dell'innaturale tranquillità, si sono spinte più a terra.

 

Il nostro viaggio è quasi terminato, presto ritorneremo in mare anche noi e non più invisibili, ma approfittiamo di questi ultimi istanti per soffermarci ad osservare una tana piena di grandi corvine che sembrano fluttuare senza peso ed accanto una cernia bruna le osserva incuriosita o forse ipnotizzata dagli impercettibili movimenti delle pinne che si muovono sinuose. 

 

Usciamo dall'acqua, sull'autostrada hanno ricominciato a viaggiare le auto ed il rumore ha spinto di nuovo gli animali nel profondo del bosco.

 

È stato un viaggio indimenticabile, nel silenzio la natura è tornata a governare sulla terra e noi invisibili spettatori abbiamo avuto la fortuna di esplorare il suo mondo sommerso, un mondo fantastico.

 

Riccardo Fanelli

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