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2021: un anno da ricordare per la nautica e per Suzuki Marine

Paolo Ilariuzzi, nominato da inizio anno alla carica di Direttore della Divisione Moto e Marine di Suzuki Italia, con la responsabilità dei settori commerciali, marketing, PR e post-vendita della filiale italiana, è un profondo conoscitore del mercato nautico. La sua militanza nell’ambito dei motori fuoribordo e dei prodotti per il diporto e la nautica professionale commercializzati sotto l’egida del brand giapponese – che hanno inclusi i tender e in passato anche i package, cioè l’accoppiata natante + motore – è infatti ben più vasta, essendo stato figura apicale della divisione Marine già dal 2011.

 

Paolo Ilariuzzi è quindi un top manager che ha dovuto cimentarsi da subito con uno dei momenti più bui, forse il peggiore per il comparto nautico italiano - quando ai riverberi della crisi finanziaria mondiale si sovrapposero, proprio a fine 2011, le nefaste scelte del governo Monti, capaci di dare una spallata all’economia del settore – ma che, a distanza di due lustri, si trova oggi a cavalcare un boom altrettanto epocale per la yacht industry.

 

Faccio parte del Consiglio Generale di Confindustria Nautica – ci dice Ilariuzzi – dove ho periodicamente modo di confrontarmi con i rappresentanti di tutti gli altri settori che compongono l’organo dell’Associazione, dalle unità pneumatiche alle navi da diporto, dagli accessori alle barche a vela. Le posso dire che da tutti i miei colleghi ho un riscontro del mercato assolutamente allineato con quello che sta vivendo l’ambito dei motori fuoribordo. Parliamo di un vero e proprio boom di vendite generalizzato.

 

PressMare - Qual è la motivazione?

 

Paolo Ilariuzzi - Sempre la stessa che avete puntualmente sottolineato anche voi della stampa: la barca è oggi percepita come un luogo sicuro dove passare il proprio tempo sia quando venga speso con la famiglia sia con gli amici, esattamente alla stregua di una seconda casa. Non per niente anche il mercato immobiliare, dopo diversi anni negativi, pare si stia riprendendo proprio per le compravendite di case al mare e in montagna.

 

PM – Quando ci parla di boom, nel caso specifico di Suzuki di quale percentuale di crescita parliamo?

 

PI – Siamo attorno al 20% di fatturato in più rispetto all’anno precedente che, per altro, era stato già un ottimo anno.

 

PM - Quali differenze fra il 2020 e il 2021?

 

PI – La pandemia ha colto il mondo di sorpresa e, di conseguenza, anche noi siamo rimasti abbastanza spiazzati dagli eventi. Quando a marzo dell’anno scorso si è partiti con la fase di lockdown, avendo una percezione ancora poco chiara di ciò che ci stava capitando, tutti abbiamo temuto di dover affrontare un annus horribilis non solo per le questioni sanitarie. E invece già nel mese di aprile, quando molte aziende e attività erano ancora chiuse, abbiamo iniziato a costatare un certo interesse per le barche e quindi anche per i motori. Quando si è poi arrivati a giugno del 2020, il mercato è letteralmente esploso e in poco più di due mesi abbiamo dato fondo a tutti i motori disponibili per la stagione.

 

PM – Poi c’è stato il Salone Nautico di Genova 2020, un’edizione dal punto di vista commerciale clamorosamente favorevole, come hanno sottolineato dati di Assilea, l’associazione delle aziende che erogano leasing: dell’aumento del 21,9% dei contratti di leasing stipulati per acquistare imbarcazioni, evidenziato dal 2020 rispetto al 2019, buona parte è stato fatto registrare da stipule avvenute proprio al ridosso della rassegna…

 

PI – Le confermo che il sentimento per noi è stato pressoché lo stesso, i nostri concessionari ci hanno trasmesso il grande fermento che si stava ancora alimentando nei riguardi della nautica ed è stato sicuramente un bene coglierlo già in quel momento, perché ci ha dato modo di poter chiedere per tempo alla casa madre in Giappone degli stock di fuoribordo maggiori. Il problema è stato che la stessa richiesta di più motori è arrivata un po’ da tutto il mondo, saturando in breve tempo tutta la produzione Suzuki dell’anno nautico. E le assicuro che lo stesso tipo di problema, chi più chi meno, l’hanno avuto i nostri competitor, perché l’intero comparto ha accusato il sold-out.

 

PM – Sicuramente ciò alimenta qualche rimpianto nei costruttori, quella del 2021 poteva davvero essere un’annata di vendite “monstre”.

 

PI – Se avessimo avuto un 20 o 30% di motori in più, penso che avremmo comunque venduto tutto lo stesso. Parlo per Suzuki ovviamente. Un altro dato molto confortante riguarda il tipo di clientela che quest’anno ha acquistato barche e motori: un gran numero sono persone che prima non si erano mai avvicinate alla nautica, i così detti neofiti, e questo è un aspetto determinante per il settore che ultimamente aveva sofferto proprio della mancanza di sia di nuovi clienti sia di un ricambio generazionale…

 

PM - La nautica è un mercato al quale si rivolgono soprattutto le persone mature?

 

PI – È innegabile che la tendenza sia stata questa, ma l’ondata di nuovi diportisti visti nelle ultime due stagioni è sicuramente un dato confortante. Buona parte dell’attività che svolgiamo come Suzuki Italia, in termini di marketing e comunicazione, è rivolta al coinvolgimento di un numero sempre crescente di persone, cerchiamo di spiegare a tutti che il mare vissuto in mare è davvero un’altra cosa e che per provare l’ebrezza della navigazione o dell’andare a fare il bagno dove l’acqua è più blu, basta un natante con un fuoribordo “senza patente”. Parliamo di budget davvero alla portata di molti. Le confesso che durante questo 2021 siamo arrivati al sold out praticamente per tutta la gamma e avremmo quindi potuto tranquillamente evitare ogni forma d’incentivo sui fuoribordo best seller, che sono proprio il Suzuki DF40A e il Suzuki DF40A ARI ovvero quelli al limite della conduzione senza patente.

 

PM - Li avreste venduti lo stesso?

 

PI - Tenga presente che negli ultimi due anni c’è stata una contestuale grandissima richiesta di motori anche dalle aziende di noleggio e che queste basano la loro attività affittando natanti motorizzati con i 40 cavalli. Per cui la risposta è sì, probabilmente li avremmo venduti comunque. Ciò nonostante abbiamo voluto rinnovare tutte le promozioni in essere sui nostri modelli da 40HP, proprio perché fossero un ulteriore stimolo per tutte quelle persone che ancora non si sono decise a lanciarsi verso quella che può divenire per loro una straordinaria passione.

 

PM - Se decidessero di fare il grande passo, qualche Suzuki da 40HP lo avete ancora?

 

PI – Qualche unità per consegna a luglio ancora c’è.

 

PM – E di motori grandi ne avete?

 

PI – Quelli sono stati i primi a essere prenotati e venduti e anche questo, da quanto so, è stato un fenomeno generalizzato per tutti i costruttori. A livello di filiali, tutto il mondo ha dovuto fare i conti col mercato americano dove, ormai da qualche anno, è in atto una vera e propria rivoluzione: stanno crescendo le installazioni fuoribordo, che soppiantano soprattutto gli entrofuoribordo, su barche sempre più grandi. È evidente che il grande business e la grande competizione fra i vari brand avvenga lì, nel mercato più grande del mondo ed è anche normale che buona parte di ciò che viene prodotto dai costruttori sia destinato lì dove, delle circa 15 milioni di barche di cui si compone il parco navigante, buona parte sono scafi fuoribordo.

 

PM – Nell’ambito dei motori fuoribordo è in atto una sfida anche di potenze, Mercury ha alzato l’asticella presentando recentemente un motore da 600 HP...

 

PI – Non c’è solo una sfida di potenze ma soprattutto una crescita tecnologica che a mio parere fa bene al settore. Il nostro Suzuki DF350A tre anni fa è stato il primo fuoribordo a essere commercializzato con un sistema a doppia elica controrotante. La sfida è sul campo delle innovazioni che, per essere definite tali, devono offrire dei vantaggi ai clienti. Le potenze aumenteranno seguendo il trend dei costruttori di imbarcazioni, e Suzuki sarà un attore principale in tale sfida.

 

PM - A quando il nuovo top di gamma? Qualche tempo fa si parlava di utilizzare per i grandi Suzuki della prossima generazione un’architettura molto familiare per gli americani, quella dei V8.

 

PI - Non posso dirle nulla di ufficiale, come può immaginare certe notizie hanno vincoli di riservatezza elevatissimi. La cosa abbastanza certa è che il nostro V6 da 4.4 litri sia arrivato a erogare la potenza massima ottenibile da quella unità termica, garantendo standard qualitativi, di sicurezza e durabilità altrettanto massimi. Per cui, per crescere di potenza, un cambio di architettura parrebbe obbligato…

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